Le parole calde della crisi

19 dicembre 2011 - politica economica
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Il tema che domina le cronache dell’Europa, e non solo, è quello della crisi. Ogni giorno sentiamo parlare di spread, Eurobond, agenzie di rating: ma quanti di noi saprebbero spiegare di cosa si tratta?
Per chiarirci le idee, a pochi giorni dal cosiddetto “vertice salva-euro” di Bruxelles, Fuori Campus ha intervistato Marcello Signorelli, docente di Politica Economica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia.
I termini usati per parlare della crisi a volte possono confonderci. Può spiegare cosa si intende con spread, crisi, agenzie di rating e Euro bond?
Lo spread è il divario dei tassi di rendimento tra i titoli di debito pubblico di un paese virtuoso, nel caso europeo la Germania, e di un paese meno virtuoso, per esempio l’Italia.
La crisi attuale riguarda il mercato del lavoro e la crisi dei debiti sovrani nel mercato europeo.
Le agenzie di rating sono agenzie private di valutazione di affidabilità dei diversi debiti che possono riguardare singole imprese private, pubbliche e Stati.
Gli Euro bond sono stati pensati nei primi anni ’90 in chiave di crescita economica e sviluppo europeo come strumenti finanziari di raccolta di fondi al fine di realizzare infrastrutture utili per la crescita e l’occupazione. Attualmente vengono reinterpretati in chiave difensiva (stability bond) e riguardano la possibilità di trasformare tutti i debiti pubblici nazionali in debito europeo.
I paesi con debito più basso come Francia e Germania sono contrari a questa strategia.

Dopo il vertice dell’8-9 dicembre l’Europa è ancora in crisi?
L’Eurogruppo è ancora in condizioni critiche perché i paesi membri dovrebbero sforzarsi di integrare le politiche fiscali.
Con l’inizio dell’Unione Monetaria Europea le politiche monetarie sono state unificate ma non è stato fatto lo stesso con quelle fiscali.
Nel vertice di dicembre i paesi dell’Eurozona hanno rimandato a marzo alcune novità che prevederanno maggiore disciplina fiscale con sanzioni semiautomatiche e l’inserimento nella costituzione del pareggio di bilancio strutturale. Quando questi vincoli saranno effettivi si aprirà una fase successiva che riguarda la possibilità di trasformare una parte dei debiti nazionali in debiti europei.
La Germania accetterà questa opzione se i paesi beneficiari (soprattutto i PIIGS) avranno messo in ordine i propri conti e avranno una prospettiva sanzionatoria che li spingerà a comportamenti virtuosi su disavanzo e debito pubblico.

La scelta di Monti e Papademos come premier in Italia e Grecia …
Grecia ed Italia sono casi diversi che hanno in comune la scelta di affidare il governo a dei tecnici. Di solito si ricorre ai tecnici quando i politici o le coalizioni non sono in grado di adottare delle politiche impopolari.
Si possono discutere alcuni contenuti della manovra del governo Monti, per esempio i 2/3 di maggiori tasse e solo 1/3 di taglio di spesa che in termini quantitativi di tendenza verso il pareggio del bilancio è una scelta condivisibile, però può essere discussa riguardo la prevalenza delle maggiori entrate rispetto ai tagli della spesa.

Quali sono i motivi che l’hanno spinta a organizzare un workshop internazionale sui temi della crisi e delle perfomance del mercato del lavoro e quali risultati ha avuto?
La crisi che stiamo vivendo non è la crisi di un singolo paese, ma riguarda il contesto europeo. È corretto confrontarsi con colleghi di più paesi essendo un problema esteso a tutta l’Eurozona.
Nelle scienze sociali non esistono laboratori dimostrativi quindi è importante che gli scienziati sociali si confrontino nei lavori in corso di ricerca con altri colleghi per produrre risultati scientifici più affidabili.

Data la situazione attuale quali prospettive hanno i giovani?
L’Italia parte da una situazione di perfomance del mercato del lavoro giovanile peggiore rispetto a quella di altri paesi e la crisi non ha fatto altro che peggiorare questa situazione.
Gli elementi di collegamento tra il mondo dell’istruzione scolastico e universitario e il mondo delle imprese e del lavoro sono decisivi e molte pratiche ritenute best practices in altri paesi possono essere prese come spunto perché la situazione italiana si è ulteriormente aggravata.
Esistono insiemi di possibili soluzioni nei tempi medio-lunghi.
Un rischio grosso è che una parte dei giovani resti fuori sia dai processi formativi che dal mercato del lavoro, come i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training , persone non coinvolte in processi di istruzione, di formazione e di occupazione). Questi possono diventare una disoccupazione di lunga durata che non potrà essere riassorbita a breve, dato che è prevista una fase di recessione.

Le diverse ricette per uscire dalla crisi sono tutte valide?
Non solo tra economisti, ma anche tra persone comuni si tenta di ricercare diverse “ricette” per uscire dalla crisi; però non viene fatto lo sforzo di conoscenza e di comprensione della diversità del momento storico per cercare delle soluzioni che non sono né semplici né applicabili nel breve periodo ma sicuramente richiedono tempi lunghi.

Per approfondimenti è possibile consultare il link http://www.ec.unipg.it/DEFS/signorelli.html?lang=it
e contattare tramite e-mail Marcello Signorelli:

marcello.signorelli@tin.it

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