UMBERTO ECO E L’EUROPA DELL’INTEGRAZIONE

28 novembre 2012 - cultura, eventi, fuori campus
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Intervista Prof Umberto Eco e On. Mara Carfagna

Intervista Wladimiro Boccali sulle politiche di integrazione del comune di Perugia

Lunedì 19 novembre si è tenuta a Perugia presso Palazzo Priori, la giornata di studi “L’Europa dell’Integrazione: Modelli a Confronto”. All’evento hanno presenziato personaggi di spicco della cultura e della politica italiana ed europea, tra i quali: lo scrittore e filosofo Umberto Eco, il Ministro per la Cooperazione Internazionale e Integrazione Andrea Riccardi, il presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e l’Onorevole Mara Carfagna.

Nell’arco della giornata ci si è più volte chiesti se fosse realmente possibile rendere italiani persone provenienti da luoghi diversi, con lingua, tradizioni e cultura molto differenti dalla nostra, o quanto meno raggiungere una piena integrazione.

L’ Umbria conta circa 900 mila abitanti, di cui 100 mila stranieri; di questi ultimi 20 mila sono studenti, portando così la Regione al primo posto per l’incidenza di studenti stranieri nati in Italia. Da questi dati inoltre risulta che, ad esempio nella città di Perugia, dei tanti immigranti solo pochissimi possiedano la cittadinanza italiana. Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, afferma la necessità di un processo di autonomizzazione degli stranieri immigrati, ovvero della concessione automatica della cittadinanza italiana almeno per coloro che sono nati nel nostro paese.

Il Ministro per la Cooperazione Internazionale e Integrazione, Andrea Riccardi afferma a gran voce la necessità dell’integrazione, fondamentale per la crescita dell’Italia. Per raggiungere quest’ obiettivo, sottolinea l’importanza di dare all’immigrazione un posto legale, istituzionalizzandola e combattendone quindi lo sfruttamento, dovuto ad una carenza culturale e ad una visione erroneamente diffusa dell’immigrazione come minaccia ed emergenza.

Umberto Eco, pone l’accento sulle radici culturali dell’Europa, sottolineando come essa sia un continente caratterizzato da un’identità multiculturale e non monolitica fin dalle sue origini. L’Europa, infatti, è un luogo d’immigrazione, “un meticciato di culture” riuscito, cioè un continente “colorato”, multirazziale. Alla base dell’integrazione troviamo il modello della negoziazione, utilizzabile non solo a livello socio-economico, ma utile per far convergere idee diverse verso un punto d’incontro.

L’Onorevole Mara Carfagna, ex Ministro per le Pari Opportunità, evidenzia come la partecipazione femminile sia fondamentale per il processo d’integrazione. In Italia su 5 milioni di immigrati, 1 milione di essi sono donne, che svolgono lavori quali badanti e colf. Sono proprio loro che per prime, il più delle volte, promuovono questo processo d’integrazione ma, loro mal grado, molto spesso rimangono prigioniere della loro stessa cultura.

In conclusione, si ritiene sia basilare dare fin da bambini un’educazione che promuova la tolleranza come principio di vita, in quanto è impossibile raggiungere l’unanimità nel definire una cultura migliore dell’altra.

Peppino Mazzotta : “il teatro, una missione di vita”

13 marzo 2012 - cultura
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L’attore si racconta e spiega il valore della drammaturgia e del teatro nell’era multimediale.

In occasione dello spettacolo teatrale Radio Argo, in scena al teatro Cucinelli di Solomeo (Perugia) il 1 marzo 2012, il gruppo di FuoriCampus ha intervistato Peppino Mazzotta, di cui è interprete e regista. L’artista ci ha raccontato la sua vita di attore poliedrico tra teatro, cinema e tv.

Lei è attore di cinema, teatro e tv: quale di questi palcoscenici preferisce?
Non ho una preferenza. Ho cominciato con il teatro poi mi è capitata la fortuna di trovare un felice incontro con la televisione e poi è nato un po’ di cinema. Alla fine il nostro mestiere è sempre lo stesso: cambia il mezzo ma poi, di fatto, bisogna sempre studiare dei personaggi, capirli e “restituirli”. La forma cambia perché ogni mezzo deve essere stimolato in modo diverso per ottenere il risultato ma il lavoro che facciamo è sempre lo stesso.

Il regista con cui sogna di lavorare e il ruolo che sogna di interpretare?
Al cinema mi piacerebbe molto lavorare con Paolo Sorrentino, mio amico con cui non ho mai lavorato: perché penso sia una delle eccellenze del cinema italiano e non solo, anche europeo, visto che ha stravinto tutto ciò che si poteva vincere.

Quale valore comunicativo oggi conserva il teatro nella cosiddetta era della multimedialità?
È complicato: il teatro è un posto strano perché ancora offre un’esperienza unica che è quella di condividere un tempo insieme. Come diceva G. Vacis tempo fa: “il teatro è l’unico posto dove ancora si può ascoltare chi ascolta, perché l’attore ha la possibilità di ascoltare chi lo sta ascoltando, cosa che gli altri mezzi non riescono a fare, non avendo la condivisione del tempo”.

La passione per la drammaturgia come nasce?
Nasce una decina di anni fa. Prima facevo il lavoro in maniera classica: ero uno scritturato, facevo tournèe, ho interpretato tutti i testi classici possibili. Poi ho cominciato ad avere contatti con la drammaturgia contemporanea italiana, con quelli che io chiamo i “viventi”, ed ho cominciato a cercarli perché in Italia non c’è una situazione di difesa di queste persone ed io sono stato fortunato perché quelli che ho trovato erano tutti molto bravi. Ho cominciato con Letizia Russo (premio Ubo), che ora vive e lavora in Inghilterra e scrive in inglese, è un talento straordinario. Ho fatto poi i testi di Mimmo Borrelli, Francesco Suriano e Igor Esposito. Mi piace e in un certo senso lo vivo come se fosse una missione, perché in un paese che ignora la voce degli scrittori viventi si perde qualcosa di molto importante. È importante ascoltare le voci contemporanee perché ci fanno vedere quello che a noi sfugge.

Tra i tanti ruoli interpretati quale sente appartenerle di più?
Ne ho fatti tanti ma un’esperienza forte che ricordo è stato quando ho interpretato il “Tartufo di Moliére”, con la regia di Toni Servillo nel 2000: esperienza particolare perché m’incontravo con un gigante della scena italiana. Toni mi ha insegnato tanto. Io facevo Tartufo e con questo personaggio sono entrato nella storia del teatro mondiale perché sono il più giovane attore ad aver interpretato, in una produzione importante, questo ruolo: perché di solito è dato ad attori più maturi, è un’esperienza molto forte, un lavoro molto duro che mi ha fatto crescere in fretta rispetto all’età che avevo.

Lei ha recitato in dialetto calabrese: pensa che il teatro possa servire alla sua valorizzazione?
Io sono calabrese, i dialetti hanno qualcosa che l’italiano non ha, perché sono lingue organiche. L’italiano è una lingua formale e per un attore recitare una lingua organica è molto più semplice perché contiene una serie di suggestioni; con l’italiano è più difficile, bisogna fare fatica e cercare di reinventarlo e oggi molti drammaturghi stanno cercando di farlo, di ricostruirlo come lingua teatrale e il dialetto questi problemi non li ha. Io sono assolutamente a favore dei dialetti. A tal proposito ho fatto uno spettacolo molto divertente a Londra che s’intitolava “Roba fumo”. Era con i sottotitoli, c’era un’enorme platea e succedeva che le risate arrivavano in ritardo perché io facevo la battuta, loro leggevano i sottotitoli e poi ridevano; ma già a metà spettacolo le risate erano in coincidenza tra battuta e risata e a fine spettacolo non leggevano più. Anche qui il meccanismo di comunicazione che è scattato è andato oltre la questione della parola e ci siamo intesi. C’è una possibilità di intendersi oltre a quella verbale e con il dialetto si fa, invece con l’italiano forse è più difficile.

Intervista a Peppino Mazzotta

5 marzo 2012 - cultura, teatro, televisione
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Peppino Mazzotta, intervistato dal team di Fuoricampus, racconta le sue esperienze d’attore.

Gianrico Carofiglio – La manomissione delle parole

27 febbraio 2012 - cultura, fuori campus, la manomissione delle parole, media e comunicazione
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Intervista con il magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio che ha presentato all’Università di Perugia il libro “La manomissione delle parole”.

Perugia International Film Festival. Dal sogno di “un tappeto rosso su Corso Vannucci” alle opportunità di stage per gli studenti

23 gennaio 2012 - cultura, eventi, iniziative
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Il 19 gennaio 2012 la Facoltà di Lettere e Filosofia e i Corsi di laurea interfacoltà in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Perugia hanno ospitato Carlo Mosso, event manager, e Francesca Romana Degl’Innocenti, artistic advisor, per presentare la prima edizione del “Perugia International Film Festival” che si svolgerà dal 22 al 25 marzo proprio nel capoluogo umbro.

Francesca Romana Degl’Innocenti ha spiegato come è nata l’idea di questa manifestazione: l’iniziativa è partita da Emanuele Rossi, presidente del festival, in particolare dal suo amore per la città di Perugia, dove ha una casa di famiglia, e dal sogno di vedere un tappeto rosso proprio su corso Vannucci. La città è parsa la sede ideale grazie al suo prestigio storico e culturale, tanto che la proposta è stata da subito sposata dal sindaco Wladimiro Boccali, il quale ha concesso gratuitamente le più importanti location della città: il Teatro Morlacchi, il Teatro Pavone e la Galleria Nazionale. Ma ciò che rende unica Perugia, rispetto alle molte città artistiche e culturali presenti sul territorio italiano, è la presenza di numerose realtà accademiche e artistiche: l’Università degli Studi, l’Università per Stranieri, l’Accademia di Belle Arti, la Scuola di giornalismo, le quali accolgono un numero rilevante di giovani desiderosi di esprimere le loro potenzialità.

Il festival è organizzato dalla Stratus Media Group, agenzia statunitense che opera nel settore dei grandi eventi su scala internazionale, e il suo direttore artistico è Karen Arikian, la quale curerà la programmazione in collaborazione con il presidente Emanuele Rossi.

La manifestazione non ha carattere competitivo: intende inserirsi nel panorama dei grandi eventi cinematografici come “piattaforma culturale” e puntare l’attenzione sull’arte e sui mestieri del cinema. A tal proposito è previsto il riconoscimento del Grifo D’Oro a Piero Tosi, che con i suoi costumi ha contribuito a rendere celebri film come Bellissima, Il Gattopardo e Senso.

Il festival collaborerà poi con Umbria Jazz, per la proiezione di pellicole dedicate alla musica e ai suoi protagonisti, e con la Film Foundation, organizzazione senza scopo di lucro fondata da Martin Scorsese nel 1990, con la quale è prevista la creazione di una sezione dedicata a classici del cinema restaurati.

Ma veniamo a noi: per quanto riguarda la collaborazione con l’Università di Perugia, l’event manager Carlo Mosso ha illustrato le opportunità offerte agli studenti: il festival rappresenta l’occasione per circa 15 ragazzi di fare esperienza nell’ufficio stampa e nell’organizzazione dell’evento stesso. Ha spiegato come l’organizzazione di un evento come questo, della durata di quattro giorni, richieda un lavoro di mesi, se non di anni. Ha voluto sottolineare, inoltre, il notevole impegno, la serietà e lo spirito di adattamento richiesti da questo tipo di attività ad ogni singolo collaboratore e ha affermato che solo assumendosi le proprie responsabilità ci si potrà ritenere effettivamente artefici, a sipario calato, del successo che ci si augura.

Intervista a Luca Sabatini

1 giugno 2011 - cultura, eventi, iniziative, marketing, media e comunicazione
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Fuoricampus Lab intervista Luca Sabatini strategy manager nel corso del seminario “Fare Marketing turistico con il web2.0″

1 giugno 2011, facoltà di Scienze Politiche, Perugia.

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