LOBBYING E ADVOCACY. FABIO VENTORUZZO RACCONTA IL MESTIERE DEL LOBBISTA

28 novembre 2012 - fuori campus, lavoro, lobby, relazioni pubbliche
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Fabio Ventoruzzo, membro del comitato esecutivo di Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana), ha tenuto un seminario riguardante “L’attività di lobbying e advocacy tra miti e realtà”, evento svoltosi il 14 novembre 2012 presso l’Università degli Studi di Perugia e fortemente voluto da Marco Mazzoni, docente di Relazioni Pubbliche.

Sebbene spesso confuse lobbying e advocacy assumono connotazione propria da quanto emerge dalle parole di Ventoruzzo; la prima riguarda l’influenza diretta del processo decisionale nella creazione o modifica di leggi e regolamenti, la seconda è un processo indiretto che vede la mediazione di figure come gli stakeholders.

Se in Italia la figura del lobbista viene spesso confusa con quella del “faccendiere”, in realtà il nostro esperto chiarisce quanto il lobbying sia qualcosa di molto semplice e trasparente che non ha niente a che vedere con la corruzione e che anzi è espressione di democrazia addirittura prevista -indirettamente – dalla nostra Costituzione. Le possibili cause di questo fraintendimento vengono rintracciate nella negligenza degli stessi lobbisti nel non far conoscere la loro professione, nella facilità con cui i giornalisti utilizzano il termine lobbista e nell’ignoranza e lo scarso interesse del cittadino riguardo il processo decisionale.

In questo momento di incertezza economico-politica si pone ancor più l’attenzione sull’argomento; la classe dirigente tende ad allontanarsi dall’opinione pubblica e quindi la democrazia rappresentativa, così come la conosciamo, è destinata a scomparire portando alla modifica delle dinamiche di relazione col processo decisionale.

Ma cosa fa di un lobbista un buon lobbista? Una forte capacità di analisi e sintesi, grande curiosità per l’attualità, competenze economico-manageriali, forte senso critico ed etico, fondamentale la padronanza della lingua inglese.

Al momento nell’occhio del ciclone dell’attività del lobbista troviamo temi scottanti quali la legge di stabilità, il decreto crescita e la riforma della legge elettorale.

L’incontro è stato accolto con entusiasmo dagli studenti che hanno dato voce a dubbi ed opinioni incuriositi da una professione di cui sentiremo ancora molto parlare.

La neodottoressa Stefania Sorio ci racconta il suo percorso di studi

23 febbraio 2012 - fuori campus, iniziative, lavoro, marketing, stage e tirocinio

Stefania Sorio, neodottoressa in Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, racconta il suo percorso formativo che l’ha portata oggi a ricoprire un ruolo nell’azienda Kemon S.P.A. come Assistente della direzione commerciale Italia.

Laurea in Scienze della Comunicazione: opportunità e miti da sfatare.

22 febbraio 2012 - lavoro, stage e tirocinio
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Stefania Sorio, neodottoressa, parla del percorso di studi alla luce delle sue esperienze professionali.

Il team di Fuori Campus ha incontrato Stefania Sorio in occasione della sua laurea in Comunicazione Istituzionale e d’Impresa.  Stefania ci ha raccontato  il suo percorso formativo, in cui l’Università degli Studi di Perugia e, in particolar modo, il corso di Laurea in Scienze della Comunicazione hanno svolto una funzione determinante. La nostra collega oggi ricopre il ruolo di Assistente della direzione commerciale Italia nell’azienda Kemon S.P.A..



Quale è stato l’argomento di tesi?

Mi sono occupata di una tesi che parla del cambiamento culturale e dello sviluppo di nuove strategie competitive attraverso lo studio in particolare, del caso Kemon spa. In questa azienda ho svolto uno stage di durata annuale (6+6) nel 2010 come Assistant Product Manager nella sede di San Giustino e subito dopo sono stata assunta nella sede di Milano al Kemon Style Lab come Assistente della direzione commerciale Italia.

A cosa ti è servito il corso di laurea in Scienze della Comunicazione ai fini del tuo lavoro?

Sembrerà  retorica ma mi è servito tantissimo. Quando ho iniziato lo stage in Kemon stavo seguendo il corso di Strategie Politiche della Comunicazione aziendale. In quel momento Kemon stava attraversando un periodo di cambiamento sia culturale che di assetto strategico. Studiare l’esame della professoressa Addamiano mi ha consentito di acquisire quelle competenze che mi hanno permesso di non avere gli occhi chiusi e fare solo il mio lavoro, ma di comprendere quello che stava accadendo sia nell’azienda, sia  all’interno del mercato dell’acconciatura professionale per capelli nel quale stavo operando. Scienze della Comunicazione mi ha fornito quelle competenze necessarie a destreggiarmi nel mio compito, non solo per quello che ero stata chiamata a fare: mi hanno permesso di “fare carriera”.

Quali erano le tue aspettative quando ti sei iscritta a Scienze della Comunicazione?

Ho iniziato il corso di laurea triennale con un obiettivo ben preciso: riuscire ad applicare, direttamente sul campo, le competenze che avrei acquisito durante gli studi. All’epoca ritenevo che solo poche Università offrissero una simile opportunità agli studenti. Per questo motivo ho svolto sin da subito vari stage, all’Ufficio Stampa dell’Università degli Studi di Perugia, presso l’Ufficio Educazione della Regione Umbria e, infine, nell’azienda Kemon.

Se dovessi fare un’analisi SWOT dei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione, quali punti di forza e di debolezza evidenzieresti?

Aver svolto sia la triennale che la magistrale a Perugia mi ha portato a evidenziare un punto di debolezza su tutti, cioè la ripetitività degli esami, il fatto che gran parte di essi non ha avuto un valore aggiunto effettivo alla preparazione di noi studenti e al corso di laurea magistrale rispetto a quello triennale. Infatti pochi esami, ma fondamentali, hanno fornito tutte quelle competenze necessarie per orientarsi, con più facilità, nel mondo del lavoro. Un punto di forza, invece, è rappresentato dall’opportunità di svolgere stage formativi, accattivanti e vantaggiosi, grazie ai quali sono stata assunta presso la Kemon.

Quanto ti sono servite le tue esperienze professionali nello svolgimento della tua carriera universitaria?

Direi tantissimo. Il fatto che abbia sostenuto gli ultimi esami della mia carriera universitaria durante lo svolgimento dello stage in Kemon mi ha dato la possibilità di affrontare le prove con un atteggiamento completamente diverso: con una minore ansia e una maggiore padronanza dei contenuti. Le competenze acquisite sul lavoro mi davano la sicurezza che stessi assimilando i contenuti con un occhio critico diverso e con una maggiore consapevolezza. Durante il corso di laurea magistrale ho sostenuto esami brillanti: proprio grazie alle esperienze professionali li ho affrontati non più come degli scogli da superare, ma come dei gradini da percorrere giorno dopo giorno.

Su Scienze della Comunicazione sono nati molti pregiudizi, cosa diresti per sfatarli?

In primo luogo direi che la volontà deve partire da noi studenti. Ci sono molti di noi che sicuramente hanno fatto una cattiva pubblicità a Scienze della Comunicazione e che hanno avvalorato le voci secondo le quali gli esami sono “facili” e i voti vengono “regalati”: non è vero! Personalmente non ho mai svolto il corso di laurea con questa ottica: l’ho sempre affrontato con la volontà di sostenere ogni esame al massimo delle mie potenzialità, con la frequenza del corso e lo svolgimento di ricerche parallele, insomma con la volontà di lavorarci su. Il mito (negativo n.d.r.) di Scienze della comunicazione deve essere sfatato da noi studenti. Intraprendere questo corso presuppone la volontà di raggiungere obiettivi precisi quali, ad esempio, lavorare in un determinato ambito come quello del marketing o della stampa. Bisogna essere convinti di quello che si sta facendo e riuscire a prendere quello che di buono c’è in ogni esame. Bisogna avere un progetto di studi, un progetto professionale e un progetto di vita!